Federica Sciarelli (la star di Twitter che non “cinguetta”) festeggia la sua 15esima edizione di “Chi l’ha visto?”

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

«Alle 9 va bene. Ma consideri che non rispondo a domande sulla mia vita privata. In quel caso può scegliere un personaggio più appetibile». Federica Sciarelli («Sciary» come la chiamano le decine di migliaia di #Chilavisters, la numerosissima fanbase che da anni la elogia, la prende amabilmente in giro, la adora su Twitter) al telefono è come l’abbiamo imparata a conoscere in televisione: diretta, spontanea e ironica. «Faccio servizio pubblico, io, perché mai dovrei finire sui giornali per la mia vita sentimentale o perché fotografata mentre butto via la monnezza?», spiega. Niente vita privata, allora, e partiamo da un record: 15 edizioni di Chi l’ha visto? saldamente nelle sue mani (si ricomincia mercoledì 12 settembre con il serale, ma già da lunedì 10 va in onda Chi l’ha visto? 11.30, la striscia quotidiana). Un successo cresciuto nel tempo e che ha toccato picchi di share anche del 40 percento. Nel finale della scorsa stagione, poi, ha resistito anche agli attacchi delle partite dei Mondiali, tenendo incollati allo schermo oltre 2 milioni di spettatori.

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Venezia 2018. Ecco “Suspiria”, l’horror politico di Luca Guadagnino

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La scuola di danza di Madame Blanc conserva ancora un’oscura e antica presenza, e il balletto è ancora l’espressione artistica preferita dalle streghe per il loro sabba. Ma nel remake di Suspiria di Dario Argento, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista Luca Guadagnino sposta la storia da Friburgo a Berlino Ovest, in pieno “autunno tedesco” (siamo nel 1977), con la città del Muro scossa dalle azioni terroristiche della banda Baader-Meinhof.

È qui, davanti a un altro muro ricoperto di scritte politiche, che sorge la tetra scuola Tanz di Madame Blanc (una Tilda Swinton che somiglia volutamente a Pina Bausch). Ed è qui che scompare l’allieva Patricia (Chloë Grace Moretz), dopo che in stato confusionale ha confessato al suo psicanalista che nella scuola vivono delle streghe. Al suo posto, arriva Susie (Dakota Johnson), una timida ragazza della comunità mennonita dell’Ohio, che ben presto conquista Madame Blanc e diventa la prima ballerina dello spettacolo che verrà messo in scena di lì a breve.

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Le api hanno bisogno del nostro aiuto: salviamole… per salvare noi stessi

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

“Nell’alveare l’individuo non è nessuno, non ha che un’esistenza condizionata, non è che un momento senza peso, un organo alato della specie. Tutta la sua esistenza non è che un sacrificio incondizionato all’essere infinito e perpetuo di cui fa parte”. La complessa vita delle api (l’unico insetto che siamo stati, più o meno, capaci di addomesticare), se guardata attraverso le parole del Premio Nobel Maurice Maeterlinck può apparire aliena a noi che siamo gli esseri più individualisti del pianeta. Eppure l’alveare, perfetta macchina vivente che avrebbe fatto invidia a un kolchoz sovietico, ci affascina e ipnotizza da sempre.

Alleviamo api da oltre quattromila anni (lo testimoniano i bassorilievi della tomba di Niuserra, re egizio della V dinastia, vissuto nel 2400 avanti Cristo). Ma per quanto tempo ancora potremo farlo? Oggi le api sono in pericolo. In molti conoscono la frase attribuita a Einstein che profetizza soli quattro anni di vita per il genere umano, una volta estinto questo straordinario eminottero. Perché le api, con l’impollinazione, assicurano la riproduzione delle piante di cui si cibano uomini e animali. La frase, a esser pignoli, non è di Einstein, ma le api stanno scomparendo davvero. A ucciderle sono i pesticidi chimici, la varroa destructor (un acaro che si nutre delle api e trasmette loro un virus letale) e il cambiamento climatico. Mai come ora le api domestiche hanno bisogno di noi.

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Quando i clandestini eravamo noi. Nel romanzo di Nicoletta Bortolotti una pagina dimenticata della nostra storia

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

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C’è stato un tempo in cui eravamo noi i sans-papiers, i “disperati” senza permesso di soggiorno, i clandestini. In Svizzera, per esempio, dove gli italiani costituivano di gran lunga la maggiore comunità di immigrati, fino a poche decine di anni fa il numero di irregolari era alto. Anche perché i lavoratori stagionali spesso non erano disposti a separarsi dalla famiglia anche se la legge vietava i ricongiungimenti. Allora, gli uomini assumevano le mogli come domestiche e portavano illegalmente nel Paese elvetico i figli, magari nascosti nel bagagliaio dell’auto. Si parla di 15-30mila bambini che, come Anna Frank, vissero sepolti vivi, per anni, in cantine e soffitte, nelle periferie delle città industriali, attenti a non farsi vedere dagli abitanti del luogo, senza la possibilità di giocare all’aria aperta, senza poter andare a scuola. Continua a leggere

Franca Leosini torna su RaiTre con le sue ‘Storie Maledette’: «Riparto da Avetrana»

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

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La chioma cotonata e sempre perfetta, due occhi penetranti, un linguaggio aulico e la rara capacità di entrare in punta di piedi nelle patrie galere per far cantare come uccellini i condannati dei più efferati delitti italiani. Franca Leosini da quasi 25 anni porta nelle nostre case le sue Storie maledette (da domenica 11 marzo su RaiTre, alle 21.20), con un’abilità unica: a lei, infatti, i «protagonisti di un gesto estremo» spesso dicono di più di quanto non abbiano fatto davanti al giudice. Come nel caso di Stefania Albertani, condannata a 20 anni per il delitto di Cirimido (bruciò viva la sorella e tentò di uccidere i genitori), che in tribunale fece scena muta e poi cercò la giornalista per raccontarle tutto. Perché Leosini non si dedica a storie di malavita, mafia e camorra, non porta in tv i professionisti del crimine, non incontra i pedofili. Le sue interviste parlano di passioni, che sfiorano per un attimo (fatale) la follia, e di «persone cadute nel vuoto di una maledetta storia». Lei arriva sempre dopo. Quando tutto è ormai stato deciso. Quando le aule dei tribunali si sono svuotate e le pagine dei giornali raccontano già di nuovi orrori. In quel momento, quando l’oblio sembra pronto a ricoprire violenze e dolori, Leosini ci costringe a riavvolgere il nastro, a riallacciare i fili dei ricordi. E così, in oltre due decenni, davanti a noi e alla giornalista napoletana sono sfilati i tragici protagonisti della nera: da Pino Pelosi ad Angelo Izzo, da Katharina Miroslawa a Fabio Savi della banda della Uno Bianca. Continua a leggere

Parma Capitale della Cultura 2020: la vittoria grazie a un dream team di donne

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

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La squadra femminile che è riuscita a portare a Parma il titolo di Capitale della Cultura 2020

Nata capitale coi Farnese, al tempo in cui i Papi rinascimentali regalavano ai loro figli un regno. Cresciuta con i Borbone e diventata celebre grazie a una donna speciale, quella Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, che la trasformò in una «piccola Parigi». Città del Teatro Regio e del Battistero rosa, delle cupole del Correggio e di una delle più antiche università del mondo. Città di Verdi e Toscanini. Del prosciutto e del parmigiano (non a caso incoronata nel 2015 Città creativa Unesco per la Gastronomia). Grazie a un dossier intitolato “La Cultura batte il tempo”, Parma torna protagonista come Capitale italiana della cultura 2020. Continua a leggere

Donatella Raffai: la scomparsa (per scelta) della mamma di “Chi l’ha visto?”

di Massimiliano Jattoni Dall’AsénRaffai-Donatella__PDF6777-1-540x420

«Andate via. Basta. Non ho più niente da dire!». Chissà se Donatella Raffai si immaginava, agli inizi degli anni Novanta, quando dallo studio di Chi l’ha visto? entrava nelle case di oltre 8 milioni di italiani raccontando scomparse, fortunosi ritrovamenti ma anche il fastidio di chi veniva strappato all’anonimato, che un giorno anche lei affacciata a una finestra avrebbe gridato la propria rabbia nel sentirsi “braccata” e scoperta. La mamma di Chi l’ha visto?, colei che del programma ereditato da Federica Sciarelli ne ha decretato fin da subito un successo quest’anno arrivato alla 30esima edizione, è ufficialmente scomparsa dai palinsesti televisivi (e non solo) 17 anni fa. Su di lei, da quel momento, solo voci. Dedita al volontariato secondo alcuni, giornalista in una televisione straniera secondo altri. Improvvisamente morta, qualche anno dopo, per diversi siti online, confusa in realtà con Marcella De Palma, anche lei conduttrice di Chi l’ha visto?, stroncata da un cancro ai polmoni nel marzo del 2000. Continua a leggere

Antonella Elia: «Ci sono o ci faccio? Mi porterò il segreto nella tomba»

di Massimiliano Jattoni Dall’AsénRecitazione l’ha studiata con due grandi del teatro come Tonino Conte e Aldo Trionfo. E se alla fine il successo è arrivato come valletta, è l’unica che può annoverare nel curriculum di essere stata spalla (o molto più spesso comprimaria, tutt’altro che silenziosa) di tre signori della televisione: Corrado, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello. Antonella Elia dal 1990, anno del suo debutto sul piccolo schermo, torna a ondate quasi regolari alla ribalta, in una montagna russa di notorietà, addii, polemiche, simpatia e gaffe, da renderla un “animale da palcoscenico” unico e di difficile collocazione nel panorama spesso monotono della televisione italiana. Oggi, 1° novembre, giorno di Ognissanti, l’ex vincitrice della nona edizione de L‘Isola dei famosi, ora in gara insieme a Jill Cooper per accaparrarsi il primo posto a Pechino Express, soffia su 54 candeline, anche se di anni ne mostra molti di meno. Sia nel fisico che nello spirito «quasi naïve», per dirla con Costantino della Gherardesca, conduttore dell’adventure game di RaiDue, dove la coppia Elia-Cooper è la super favorita.

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L’ex pornoattore gay Ruggero Freddi: «Come docente non mi sento discriminato. Se fossi etero non ci sarebbe differenza»

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

È una vita curiosa quella di Ruggero Freddi, 41 anni, una laurea in Ingegneria informatica e una magistrale in Matematica con 110 e lode, un posto da ricercatore a La Sapienza di Roma e un passato di successo come pornostar gay, col nome d’arte di Carlo Masi. Era solo questione di tempo, dunque, prima che i 95 kg di muscoli del “prof” Freddi spingessero gli studenti del corso di Analisi I della Facoltà di Ingegneria clinica a fare qualche ricerca sul web e scoprire le doti artistiche del loro insegnante. Quando la notizia è arrivata ai giornali e Barbara D’Urso lo ha invitato nella sua trasmissione, Ruggero Freddi, che dal 2010 si è letteralmente rivestito abbandonando la carriera di pornoattore, improvvisamente ha riguadagnato la notorietà del passato. Continua a leggere

Cecenia, scompare giovane cantante: «Ucciso perché omosessuale»

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

mgid_ao_image_logotvEra rientrato in Cecenia lo scorso agosto per partecipare al matrimonio di sua sorella. Da quel momento, di Zelimkhan Bakaev, popstar russa nata in Cecenia, non si è più saputo nulla di certo. Da qualche ora, però, rimbalza sui web stranieri la notizia che il 26enne sarebbe stato ucciso durante una delle purghe anti-gay che nei mesi scorsi mesi avrebbe portato all’arresto di circa 100 omosessuali ceceni, deportati in alcuni campi e torturati a causa del loro orientamento sessuale. A luglio, Novaya Gazeta (il periodico russo per il quale lavorava anche la giornalista Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006 a Mosca in circostanze non ancora chiarite) aveva pubblicato un elenco di 27 ragazzi, nati tutti tra il 1987 e il 1998, fucilati dopo aver subito per giorni sevizie indicibili e poi sepolti in fosse comuni scavate nel giro di una notte. Nel rivelare l’identità dei ragazzi uccisi, Novaya Gazeta aveva aggiunto che altri 56 cittadini ceceni sarebbero scomparsi nel mese di gennaio di quest’anno, prelevati dalla prigione segreta di Grozny, la capitale cecena dove il cantante Zelimkhan Bakaev ha raggiunto la sorella l’8 agosto. Continua a leggere